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Don Marco Mori, il direttore dell’Ufficio oratori e pastorale giovanile della diocesi di Brescia, è il nuovo presidente del Forum degli oratori italiani. Lo ha eletto a Roma l’assemblea che si è tenuta il 16 gennaio scorso presso la Comunità salesiana di San Lorenzo in via Marsala.
Con don Marco sono stati eletti anche il vice presidente, suor Giuseppina Barbanti, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, il segretario, Alfonso Cucco, membro della Commissione regionale del Piemonte per la pastorale giovanile, e il tesoriere, don Claudio Belfiore, salesiano.
Gli altri eletti nella segreteria nazionale sono: don Gualtiero Isacchi, del coordinamento oratori della diocesi di Albano; don Dario Mostaccio, del coordinamento oratori della diocesi di Messina; Daniele Pasquini, delegato del CSI; don Dino Pirri, assistente nazionale dell’ACR e Massimo Cicconi, delegato del Centro Oratori Romani.
Il nuovo presidente, che resterà in carica quattro anni, riceve il testimone da don Massimiliano Sabbadini che durante l’assemblea ha tenuto la sua relazione finale di verifica e che, ringraziando i membri della segeteria nazionale uscente ha idealmente «consegnato» al successore il cammino percorso in otto anni
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Roma, 16 gennaio 2010
Relazione conclusiva del Presidente uscente
don Massimiliano Sabbadini
Carissimi amici,
sono trascorsi nove anni da quando l’allora responsabile della Pastorale Giovanile nazionale, mons. Domenico Sigalini mi chiese, in via riservata, se potevo impegnarmi a condurre in porto il varo di un Foi che da almeno un paio d’anni stava in cantiere. Ero allora Responsabile della Pastorale Giovanile di Milano e dirigevo la Fom (Fondazione Oratori Milanesi). Con il consenso dei miei superiori, soprattutto del Cardinale Martini, mi misi d’impegno con un gruppo “costituente” che già stava lavorando e del quale alcune persone sono ancora qui.
Non si trattava di inventare qualcosa di particolarmente nuovo nella Pastorale Giovanile di allora, ma di mettersi a disposizione per far conoscere e incontrare diverse realtà, che già rappresentavano una cura educativa diffusa e variegata nel territorio delle nostre Chiese, dentro la poliedrica esperienza dell’“Oratorio”. Il primo passo fu semplicemente di provare a “censire” quali e quanti soggetti agivano in maniera stabile e strutturata ispirandosi all’Oratorio anche se non utilizzando direttamente il termine. Poi si è trattato di contattarli e coinvolgerli nel desiderio di comunicazione, di confronto, di sostegno reciproco, di espressione pubblica condivisa, di relazione coordinata con la PG nazionale, con gli altri ambiti pastorali (soprattutto quelli facenti capo all’Ufficio Nazionale per la pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport) e con le varie istituzioni: la risposta fu buona, improntata a fiducia e sano realismo.
Compiuta la fase preliminare si poté così convocare nel settembre 2001 la prima Assemblea del Foi, presieduta da don Domenico, che promulgò lo Statuto e diede avvio al percorso che fin qui ho avuto l’onore e l’onere di presiedere.
Il Foi “dal basso”
Mi è impossibile restituirvi in maniera completa la storia di questi primi otto anni di vita, molto intensi e contrassegnati dalla “passione vitale” per gli Oratori e dagli Oratori. Una passione guidata sì da linee progettuali identificate e condivise per un organismo nascente, ma ancor più espressa nella tensione volta a scoprire il vasto universo oratoriano italiano e a cercare di capirlo e farlo “connettere” in molte direzioni.
Il mio servizio, e quello delle persone che hanno condiviso in questi anni la responsabilità nella Segreteria nazionale, si è svolto molto “sul campo” e meno “in archivio”. Per ciascuno di noi “il campo” è stato innanzitutto la realtà di Oratorio di appartenenza e di servizio e poi, “da lì”, si è sviluppata la disponibilità e l’impegno per conoscere, incontrare e correlare le altre realtà.
In questi otto anni sono stati moltissimi e di varia natura gli incontri sul territorio cui sono stato invitato e dove il Foi non è mai mancato: conoscere di persona le diverse realtà è stata una scelta voluta e preziosa nella sua realizzazione. Gli Oratori in Italia hanno per me un volto, una storia e una “personalità” particolari, molto connotati e concreti.
Nella sua natura di “forum” il Foi non ha preteso di rappresentare una “cabina di regia” distaccata dalla scena sulla quale si svolge quotidianamente l’impegno delle più di 30 realtà che fanno vivere i circa 6000 oratori in Italia. Questa determinazione è stata ed è una grande ricchezza che posso testimoniarvi, penso a nome di tutti gli altri responsabili.
Questa configurazione del Foi, “dal basso”, comporta però anche numerosi limiti che ho avvertito spesso e che anche ora mi fanno sentire un po’ imbarazzato, con la sensazione di rimanere sospeso a metà tra un compito ampio, attraente e visto come “possibile” – quello di interpretare e comunicare ufficialmente e ampiamente il vissuto del Foi nei primi otto anni e mezzo di vita – e la sua incompiutezza pratica, dovuta anche al fatto che doverosamente c’è sempre qualcos’altro cui dedicarsi prima che all’organismo nazionale di coordinamento tra gli Oratori. Ed è stato così per ogni persona coinvolta in questa bella avventura…
Il cammino intrapreso
Devo però provare a consegnare a chi seguirà almeno il senso di un cammino intrapreso, un cammino che ha mostrato ampiamente la sua utilità e pertinenza, raccogliendo consenso crescente e offrendo spazi sorprendenti non solo di conoscenza e condivisione, ma anche di semplice e autentica comunione ecclesiale e pastorale.
Ad esempio, con sincera e umile emozione abbiamo potuto vedere che proprio attorno al tavolo del Foi sono tornate a incontrarsi due importanti Realtà nazionali che alcune vicende concrete avevano di fatto dolorosamente e fortemente separato.
Le mete raggiunte suscitano il desiderio di guardare più avanti e richiedono la capacità di farlo partendo dai punti acquisiti, senza disperdere, per superficialità o supponenza, la fatica dei passi finora compiuti.
Offro dunque alla responsabilità e coscienza di chi continuerà a servire gli Oratori in Italia, alcuni tratti sostanziali di metodo e di contenuto che hanno qualificato il Foi dal 2001 al 2009.
Ne presento un elenco schematico, non sistematico, né cronologico:
- rintracciare nel confronto tra le varie realtà oratoriane un “minimo comune multiplo” come denominatore della realtà “Oratorio”, sotto al quale non si condivide l’esperienza di Oratorio e che abbiamo poi rispettato come criterio interpretativo comune (strutture e ambienti concreti, più o meno articolati; prevalentemente rivolti e aperti ai ragazzi e giovani che abitano il territorio di riferimento; con un chiaro collegamento alla Parrocchia del medesimo territorio o alla comunità cristiana di riferimento con le sue possibili articolazioni; avente esplicite finalità educative e pastorali, normalmente realizzate da volontari; tra le cui attività regolari vi sia il gioco e l’animazione del tempo libero);
- presentare pubblicamente sempre gli Oratori più che il Foi (non è così scontato…);
- favorire la possibile conoscenza delle diverse realtà di Oratorio e tra di loro;
- promuovere le singole realtà e la sussidiarietà tra loro;
- stimolare una collaborazione su progetti comuni;
- contribuire ad evitare eventuali sovrapposizioni alle attività dei singoli membri del Foi (soprattutto quelli a carattere nazionale);
- rappresentare gli Oratori ai vari livelli (ad esempio per la Legge nazionale 206 e nei rapporti istituzionali e internazionali), compreso quello della comunicazione pubblica;
- lavorare alla ricerca, elaborazione e diffusione di riflessioni che accompagnano l’Oratorio nel cammino della Chiesa italiana di questi anni;
- incentivare la promozione di percorsi oratoriani innovativi e offrire aiuto per l’avvio di nuove realtà di Oratorio.
Tutto ciò si è tradotto in tanti modi diversi: le Assemblee annuali, le riunioni di Segreteria, gli incontri multilaterali tra membri del Foi e nelle attività del Snpg; i siti oratori.org e giovani.org; la realizzazione e l’invio della Newsletter; la campagna annuale Oggioratorio; l’audizione in Parlamento per la Legge nazionale 206, le riflessioni e iniziative per la sua corretta diffusione e la consulenza sulle Leggi regionali; il progetto di sostegno alle famiglie Sfp in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione; la Commissione Fointernational e le responsabilità nell’Associazione internazionale Fimcap; l’organizzazione di meeting e stage formativi europei e la partecipazione a gruppi di studio multilaterali internazionali; il seminario e il fascicolo con i Suggerimenti per la formazione dei responsabili di Oratorio; le due pubblicazioni della Collana Oratorio EDB; i contributi offerti al Congresso Eucaristico di Bari, al Convegno Ecclesiale di Verona, all’Assemblea generale dei Vescovi 2008, alle GMG e al triennio dell’Agorà giovani, ai Convegni del Snpg, dell’Untlts e di altri Uffici della Cei (Scuola, Comunicazioni sociali, Progetto culturale…); la partecipazione a Convegni e Giornate un po’ ovunque (Diocesi, Azione Cattolica, Associazioni, Regioni, Province, Università…); il cd Oratorium; il progetto sperimentale per adolescenti OraTv; i numerosi interventi su stampa, radio e tv; la partecipazione all’associazione degli operatori di web cattolici WeCa; la collaborazione con Sat 2000 e con Note di Pastorale Giovanile; le iniziative con Rai Sat Ragazzi; i contatti con realtà produttive, commerciali e varie per possibili “utilità” agli Oratori (credito cooperativo, fondazioni, laboratori di animazione, cooperative, aziende alimentari, società sportive, media, scuole…).
Uno sguardo sugli Oratori
Il dono più evidente di questi anni, un frutto forse ancora in via di piena maturazione, è la conoscenza degli Oratori, là dove e così come sono, nell’effettivo superamento di un’autoreferenzialità spesso assai diffusa e talvolta quasi inevitabile (ad esempio per le grandi realtà già molto strutturate, organizzate e pianificate…).
In questo senso il Foi ha potuto realizzare come una sorta di “terrazzino” pastorale: si affaccia sporgendosi, leggermente elevato, dalla stessa realtà di cui fa parte, guadagnando così per chi vi sosta un possibile sguardo sull’Oratorio oggi, filtrato e al tempo stesso ampliato dalle diverse tipologie dei suoi membri.
Ecco sinteticamente ciò che posso vedere ora da lì:
- la popolarità del “metodo educativo Oratorio” è pari alla sua chiara impronta spirituale ecclesiale: l’Oratorio vivo è sempre espressione della Chiesa, madre dei figli di Dio, che tutti nutre pregando e vivendo dei Sacramenti, evangelizzando, educando e testimoniando la carità;
- l’Oratorio è e rimane del territorio, molto radicato e delimitato (connotato) localmente e singolarmente, “unità per unità”;
- ogni Oratorio vive in tensione tra la quotidianità – molto diversificata a seconda delle dimensioni, della storia, della dotazione di ambienti e strutture – e la idealità educativa che è per tutti “alta” e globale (educazione integrale e integrata delle giovani generazioni);
- comune a tutti è l’esigenza formativa delle figure educative e la garanzia della loro continuità operativa;
- le realtà di più recente costituzione sono più esplicitamente alla ricerca di “alleanze”, sia ecclesiali sia istituzionali, e di formulazioni-guida (statuti, progetti, ecc.);
- gli Oratori che fanno riferimento a Congregazioni religiose sono più dotati di capacità progettuali comuni e di risorse formative (anche professionali);
- gli Oratori di grande tradizione continuano a sviluppare grande coinvolgimento di volontariato educativo, mentre faticano a relazionarsi stabilmente con altri e a rendersi disponibili alla partecipazione attiva (ai coordinamenti diocesani e alle reti del territorio, a progetti condivisi, nel confronto con le istituzioni…);
- la prova degli Oratori nelle nuove “unità pastorali” è ancora in fieri, devono ancora avvenire serie verifiche sul campo;
- cambiamenti prudenti ma decisi sono avvertiti come necessari nelle realtà più tradizionali e riguardano soprattutto la regia educativa (con l’attenzione a nuove ministerialità laicali, ai direttori e responsabili di Oratorio, a un nuovo ruolo di sacerdoti e religiose e alla necessaria e adeguata formazione per le nuove figure pastorali), la comunicazione interna ed esterna del “sistema Oratorio” e il presidio del territorio anche quando segnato da tensioni sociali ed educative;
- le situazioni oratoriane più recenti possono forse offrire con più “agilità” elementi utili al cambiamento di strutture più storiche, mentre sono alla ricerca soprattutto di stabilità e continuità delle figure educative e del consolidato radicamento della “mentalità di Oratorio” nelle loro comunità locali;
- il rapporto con l’Associazionismo è piuttosto marginale, spesso sovrapposto e poco avvertito “dal di dentro” (ogni Oratorio, in quanto sistema complesso e “plurale”, tende a comprendere tutto e solo in sé);
- c’è un clima di fiducia profonda, anche se “sofferta”, dove è più forte la coscienza “spirituale”, “ecclesiale” e “vocazionale” della missione educativa dell’Oratorio;
- le istituzioni pubbliche e la società civile avvertono l’Oratorio come un prezioso e attivo “marchio di qualità” della Chiesa (mentre non sempre è così all’interno degli Oratori stessi e delle strutture ecclesiastiche “che contano”);
- …
Nella Pastorale Giovanile oggi in Italia gli Oratori rappresentano dunque un panorama particolarmente vasto e articolato di:
- cura pastorale di bambini, ragazzi e adolescenti;
- protagonismo personale e comunitario dei ragazzi (“palestra di vita”);
- integrazione e relazione con l’opera educativa di famiglie, scuole e istituzioni;
- popolarità di proposte rivolte all’evangelizzazione nella quotidianità;
- “snodo” tra dimensioni e azioni pastorali: giovanile, catechistica, familiare, sociale, sportiva, del tempo libero… e con le corrispettive analoghe dimensioni “culturali” (“ponte tra chiesa e strada”);
- percorsi educativi differenziati e convergenti;
- apporto “concertato e armonico” di figure educative diverse, anche nell’informalità;
- tirocinio ed esperienza di impegno educativo;
- avvio ad appartenenze associative;
- dialogo e rapporto con soggetti e politiche giovanili a tutti i livelli;
- …
Nei prodromi delle scelte che guidano l’Episcopato italiano verso il prossimo decennio da dedicare all’educazione (Documento Cei dopo Verona, Assemblee generali Cei 2008 e 2009, testo del Progetto culturale su La sfida educativa) si trovano rarissimi riferimenti espliciti all’Oratorio. Probabilmente il termine non è ancora così presente “nell’orecchio” dei Vescovi, forse a motivo della sua disomogenea diffusione in Italia; o forse la sua “ordinarietà” poco vistosa non riesce ancora a premere sulle riflessioni più votate a evocare e fronteggiare le varie “emergenze”.
Per la verità in questi anni abbiamo assistito anche alla crescita di interventi episcopali locali incoraggianti l’incremento delle esperienze oratoriane. Speriamo che numerosi spunti più espliciti vengano espressi e sviluppati in seguito nello scenario delle realtà educative della Chiesa italiana, realizzando sempre meglio l’auspicio che il Venerabile Papa Giovanni Paolo II formulò dopo l’Angelus del 9 febbraio 2003 salutando “in particolare i membri del Forum degli Oratori Italiani, riuniti per la loro Assemblea annuale: possa la ricca esperienza degli Oratori continuare a svilupparsi nel tessuto ecclesiale e sociale, offrendo ai giovani e alle famiglie un prezioso contributo educativo”.
Identità in dialogo
Qui viene ora anche l’aspetto “strutturale” del Foi.
È forse superfluo ribadire che esso si è sempre collocato, e via via confermato nei fatti, “in dialogo” con la Cei e “a servizio”, soprattutto attraverso il legame organico con i due Uffici pastorali che ne fanno parte statutariamente.
Le singole realtà che realizzano gli Oratori sono inserite normalmente e serenamente nella pastorale locale dove si trovano (o in quella trasversale delle Congregazioni religiose o delle Associazioni ecclesiali cui appartengono) e hanno nel Foi il punto di incontro e di comunicazione per interloquire unitariamente (quando richiesto) o per essere rappresentati e coinvolti con le proprie particolarità. Ovvero: nel Foi si realizza una conoscenza appropriata delle varie realtà oratoriane in modo che la Pastorale Giovanile nazionale possa interloquire adeguatamente col mondo oratoriano a seconda delle situazioni e attraverso un “tavolo” ben avviato e affiatato.
In questo senso, gli Uffici della Cei possono esprimere all’interno del Foi un forte potenziale di “guida”, che va ben oltre il semplice e tacito “veto” che è tra le righe dello Statuto e nella prassi attuale.
Inoltre il Foi, mantenendosi non completamente sovrapponibile alla realtà ecclesiale “ufficiale” e “gerarchica”, può rappresentare un utilissimo interlocutore per il dialogo e il confronto con le varie istituzioni pubbliche e private anche in vista di eventuali progetti e accordi a carattere nazionale: sarebbe inopportuno che venissero gestiti direttamente dalla Cei e risulterebbe insufficiente o troppo oneroso che venissero accollati a una sola realtà di Oratorio.
Tutto ciò si è sperimentato in questi anni come possibile e felicemente fattibile, anche con soddisfacenti risultati.
Penso che sia accaduto soprattutto grazie alla nativa e organica composizione “mista” della struttura del Foi. Ossia: la rappresentanza istituzionale nel Foi – soprattutto nel suo principale organismo statutario, la Segreteria, dove si svolge gran parte della vita del Forum – è stata finora, realmente, l’espressione della pluralità di apporti che viene dal mondo degli Oratori, animati da tanti laici consapevoli, appassionati e competenti nell’educazione, di molti religiosi e religiose fedeli e creativi interpreti dei vari carismi educativi, di sacerdoti testimoni di tante Chiese locali (di ogni dimensione, collocazione e tradizione) vivacemente impegnate nella missione oratoriana.
Alcuni nodi
Non è stato facile in questi anni crescere e gestire nelle situazioni pratiche (e, in certo qual modo anche “politiche”) un Foi appena nato e capace di rispondere alle aspettative. Per analogia con una situazione “anatomica”, si doveva offrire un elemento di giuntura agile e flessibile, come una cartilagine, che è tanto più efficace quanto meno si vede e si sente. Ebbene, se non erro, il tessuto cartilagineo è particolarissimo, di esclusiva composizione e molto forte ed elastico, mentre finora il Foi si è continuamente realizzato con forze nient’affatto “dedicate”, bensì solamente prestate, quando e quanto possibile, dalle realtà che fanno parte della Segreteria (a cominciare dal Presidente) e con il solo tentativo, mai decollato del tutto, di qualche apporto professionale “occasionale” o “a progetto”. Ciò ha sì salvaguardato l’identità “dal basso” e di servizio del Forum, ma ha comportato altresì continue fatiche organizzative e operative, sopperite dalla buona volontà messa in atto dai responsabili a costo di non pochi sacrifici, la cui cronaca vi risparmio, per i quali ringrazio di cuore tutti (in particolare la Vice Presidente, il Segretario, il Tesoriere, i membri della Segreteria uscente e i due collaboratori più “spremuti” per Fointernational e per i Siti) e a nome di tutti.
Forse è giusto ricordare che anche dal punto di vista economico amministrativo non è certo la attuale quota di partecipazione dei singoli membri che può mantenere una struttura nazionale. Si è partiti nel 2001 potendo contare su un’offerta di € 10.000 che il Coordinamento della Pastorale Giovanile lombarda (ODL) – allora guidato da don Ghilardi che faceva parte del gruppo di lavoro costituente del Foi – mise a disposizione prelevandola dai fondi della Legge regionale 22 da poco finanziata. Poi, la Presidenza della Cei, che nel frattempo aveva concesso anche una sede propria negli uffici di via Aurelia 796, ha preso a rispondere in maniera più sistematica alle mie richieste di finanziamento e soprattutto il Snpg ha contribuito notevolmente con i fondi per il sito giovani.org, oculatamente amministrati in modo da poter gestire situazioni in continuo cambiamento e da poter lasciare una situazione economica attuale di tutto rispetto.
Un ringraziamento più esplicito anche a questo proposito va da parte mia alla Fom, che mi ha generosamente supportato con preziose risorse organizzative negli anni coincidenti con i miei incarichi ambrosiani, e ad Agio, che si è spesa particolarmente per i diversi progetti speciali che sono stati sperimentati su mandato dell’Assemblea.
Le risorse principali del Foi sono e rimangono, virtuosamente, la vita e le imprese educative di ciascuno dei suoi membri, che rendono la Chiesa italiana – come scrissi al Cardinale Bagnasco nel settembre 2007 – “ricca di insostituibili esperienze educative ed ecclesiali ben radicate nel loro territorio, che si esprimono sempre nell’ambito della vita ordinaria delle comunità cristiane con grande generosità, spesso con poche risorse materiali, senza clamore, ma con il costante e popolare riconoscimento di fiducia e di simpatia da parte delle famiglie e delle istituzioni locali”.
Queste risorse “virtuose” rischiano però di rimanere anche “virtuali” se non si alimenta quel canale che il Foi ha saputo rappresentare mettendole in circolazione effettiva tra la loro località e la globalità della Pastorale Giovanile in Italia.
Qualche nodo problematico in proposito è tuttora sul tavolo (possibile operatività a carico del Snpg, equilibrata rappresentanza di realtà disomogenee, significato ed eventuale differenziazione delle quote associative, titolarità giuridica, canali di comunicazione…) e darà sereno impegno, tra le molte altre cose, alla prossima Segreteria.
Guardando al prossimo futuro non intendo consegnare idee e “sogni” che potrebbero suonare come troppo personali, espressi qui nel momento di un “congedo” e senza la possibilità di un previo e approfondito confronto con gli altri membri della Segreteria uscente.
Non posso nascondervi però un mio piccolo cruccio: ho vissuto un’esperienza tanto singolare nella vastità, qualità e complessità delle conoscenze acquisite “sul campo” (non esiste una “bibliografia” sufficiente per comprendere gli Oratori, esiste piuttosto la loro “geografia” fatta di situazioni e di persone e di luoghi che ho potuto percorrere negli anni della Fom e del Foi per circa 700.000 km in auto, il resto in treno e aereo…), e non ho potuto in qualche modo “consegnarla” adeguatamente o almeno provare a trasmetterla a qualcuno, forse neppure trovando in me stesso la capacità di comunicarla, almeno un po’…
Pazienza, se il seme viene da Dio, per la sua forza intrinseca crescerà, anche nel sonno del contadino.
Radici e futuro
Per esprimere una forte tensione di futuro vorrei invece concludere attingendo a solide e profonde “radici”, con un devoto e sempre ammirato pensiero a un grande Papa, ora Servo di Dio, che si è molto speso per gli Oratori e che ha idealmente guidato anche il mio povero ma sincero servizio in tutti questi anni.
È il Papa Paolo VI.
La fotocopia, ben confezionata, del suo manoscritto del 1958, vergato per accompagnare la simultanea Festa di Apertura degli Oratori ambrosiani, che si conclude con il famoso “Decalogo degli Oratori”, è stato l’omaggio che ho potuto spesso consegnare a nome di tutti voi alle autorità che abbiamo via via incontrato (i Cardinali Nicora, Bagnasco, Martini, Tettamanzi… I Segretari e Sottosegretari della Cei e altri numerosi Vescovi o Presidenti e Responsabili di varie realtà).
Ora la riconsegno a voi, carissimi amici, rappresentanti di qualche milione di persone che vivono l’esperienza dell’Oratorio, moltissimi appassionandosi alla vita dei ragazzi in nome del Vangelo e della Chiesa.
A voi – che siete la più grande “personalità” che io possa servire e omaggiare, vedendo nell’esempio di ciascuno di voi e in voi tutti insieme le tracce di inesauribile santità solcate dai nostri grandi Maestri nell’educazione della gioventù – voglio dedicare quelle intramontabili e sempre attuali parole.
E volentieri sento per me come il massimo onore il poter davvero scomparire dentro il flusso immenso di amore e di sapienza educativa che trasmette la testimonianza di chi ama l’Oratorio.
Sono parole già “antiche” eppure ancora da realizzare pienamente. Ho fiducia che ciò avverrà forse anche attraverso l’umile e concorde impegno del Foi:
“L’Oratorio riprende. Vorremmo essere presenti ad ogni singola riapertura dei nostri Oratori parrocchiali, in mezzo al Parroco e al Coadiutore, per dire, ancora una volta, quanto sia bello un Oratorio, come sia indispensabile, e come debba raccogliere tutti, tutti i ragazzi della Parrocchia… E dev’essere sentiero verso la vita; verso la scuola, verso l’officina, verso i problemi morali e sociali, verso la formazione forte e viva del cristiano e del cittadino esemplare. Quante cose! Ma una sia detta ad alta voce, quest’anno, per tutti: bisogna dare all’Oratorio piena efficienza… Perché tutto questo? Perché, appunto, dobbiamo ricominciare. Ricominciare vuol dire rinascere, prendere coscienza, dare vigore, sviluppo, significato. Un albero che non ha primavera, è un albero morto. L’oratorio deve avere la sua primavera, la sua nuova fioritura. Non perché sia istituzione invecchiata, da ringiovanire; ma perché è istituzione ancora tanto giovane, che reclama sviluppo. Coloro che vivono nei nostri Oratori sentono che questa è l’ora della rinascita; un’ora grande, forse un’ora storica; un’ora di grazia, un’ora di responsabilità. L’Oratorio è un’opera educativa ancora allo stato potenziale; chi ne studia da vicino i bisogni e le leggi, s’accorge che è suscettibile di nuovi e meravigliosi incrementi. E s’accorge che, se questi incrementi non saranno infusi nella nostra tradizionale istituzione oratoriana, questa presto languirà, e forse soccomberà alla pressione della vita moderna, che chiama, incanta, divora la gioventù. Ma fortunatamente siamo tutti persuasi dei meriti e dei bisogni e dei diritti e dell’avvenire dei nostri Oratori, perché quasi dappertutto essi stanno magnificamente rinnovandosi”.
Sotto ciascuna di queste frasi dell’allora Arcivescovo Montini, anche dentro tante singole parole, potrei rievocare, commosso, tutti gli incontri, gli eventi, le fatiche, le riflessioni, le sfide, le situazioni – soprattutto le persone! – che il Signore mi ha regalato in questi anni.
Ma nel testo c’è una frase che con la sua profonda semplicità mi aiuta a riassumere tutto e a riconsegnare tutto al Signore, con immensa gratitudine, senza nostalgie, guardando sempre avanti:
“Dobbiamo cominciare bene, insieme, davanti al Signore, con una preghiera speciale: Signore, fa’ che i nostri Oratori siano vivi, nuovi, lieti, pieni e santi. Con una promessa: Signore, all’Oratorio non mancheremo mai, quest’anno!”.
Lo prometto anch’io, non mancherò: starò nel grande oratorio della parrocchia di San Luigi Gonzaga a Milano (l’unica della Diocesi intitolata al Santo patrono mondiale della gioventù), dove sono parroco e da dove continuerò a seguirvi con simpatia e con la mia preghiera.
Continuiamo insieme a condividere quella festa che l’Oratorio sempre è:
“Siamo fiduciosi che la festa sarà davvero festa, di animi, di presenza, di propositi e di preghiere. Anche perché aspettiamo alla festa degli invitati di grande qualità. Abbiamo invitato la nostra Regina degli Oratori, la Madonna; sarà accompagnata da una bella schiera di Angeli Custodi e dalle sante Agnese e Maria Goretti. Poi verranno sicuramente S. Filippo e S. Luigi, e con loro i Santi Giovanni Bosco e Domenico Savio; e parimente verrà, paterno, esigente, incoraggiante, il nostro San Carlo”.
E presto, lo speriamo, ci raggiungerà con la sua Benedizione pastorale dal Cielo anche il “santo” Papa Paolo VI!
Buon cammino! E arrivederci, di cuore!
don Massimiliano Sabbadini
Don Marco Mori nuovo presidente del FOI
Don Marco Mori, il direttore dell’Ufficio oratori e pastorale giovanile della diocesi di Brescia, è il nuovo presidente del Forum degli oratori italiani. Lo ha eletto a Roma l’assemblea che si è tenuta il 16 gennaio scorso presso la Comunità salesiana di San Lorenzo in via Marsala.
Gli altri eletti nella segreteria nazionale sono: don Gualtiero Isacchi, del coordinamento oratori della diocesi di Albano; don Dario Mostaccio, del coordinamento oratori della diocesi di Messina; Daniele Pasquini, delegato del CSI; don Dino Pirri, assistente nazionale dell’ACR e Massimo Cicconi, delegato del Centro Oratori Romani.
Il nuovo presidente, che resterà in carica quattro anni, riceve il testimone da don Massimiliano Sabbadini che durante l’assemblea ha tenuto la sua relazione finale di verifica e che, ringraziando i membri della segeteria nazionale uscente ha idealmente «consegnato» al successore il cammino percorso in otto anni
Gli altri eletti nella segreteria nazionale sono: don Gualtiero Isacchi, del coordinamento oratori della diocesi di Albano; don Dario Mostaccio, del coordinamento oratori della diocesi di Messina; Daniele Pasquini, delegato del CSI; don Dino Pirri, assistente nazionale dell’ACR e Massimo Cicconi, delegato del Centro Oratori Romani.
Il nuovo presidente, che resterà in carica quattro anni, riceve il testimone da don Massimiliano Sabbadini che durante l’assemblea ha tenuto la sua relazione finale di verifica e che, ringraziando i membri della segeteria nazionale uscente ha idealmente «consegnato» al successore il cammino percorso in otto anni
Gli altri eletti nella segreteria nazionale sono: don Gualtiero Isacchi, del coordinamento oratori della diocesi di Albano; don Dario Mostaccio, del coordinamento oratori della diocesi di Messina; Daniele Pasquini, delegato del CSI; don Dino Pirri, assistente nazionale dell’ACR e Massimo Cicconi, delegato del Centro Oratori Romani.
Il nuovo presidente, che resterà in carica quattro anni, riceve il testimone da don Massimiliano Sabbadini che durante l’assemblea ha tenuto la sua relazione finale di verifica e che, ringraziando i membri della segeteria nazionale uscente ha idealmente «consegnato» al successore il cammino percorso in otto anni
