Oratori e Coop

Per una collaborazione tra comunità cristiana e

(alcuni) soggetti educativi presenti nel nostro territorio.

Strumento di lavoro

Introduzione

1. L’azione educativa della Chiesa – come di qualsiasi altro soggetto impegnato in questa dinamica decisiva per la persona umana –è chiamata ad  essere attenta al cambiamento; la storia cambia e con la storia cambiano la cultura, la concezione della vita, la percezione dei valori di riferimento. Soprattutto cambiano anche le persone, e in particolare le persone giovani che, affacciandosi alla vita come ad una novità assoluta, hanno il diritto di ricevere maggior cura nel loro cammino di maturazione e di crescita. Lo sforzo di adeguamento, quindi, che la comunità ecclesiale (o le comunità ecclesiali) è invitata a compiere deve essere considerato come un laboratorio permanente in quanto la Verità immutabile che essa è invitata ad annunciare deve fare sempre i conti con i cambiamenti che inevitabilmente – e fortunatamente – avvengono nella vita delle persone.

Se la Chiesa, esperta in umanità, lungo la sua millenaria storia, è sempre riuscita a dire e fare qualcosa di decisivo nell’ambito dell’educazione, lo deve proprio alle due fedeltà che, da sempre, ne caratterizzano la vita: fedeltà a Dio, la Verità antica ma sempre nuova nel suo manifestarsi e fedeltà all’uomo, che nello scorrere dei giorni si scopre sempre assetato e in ricerca di quella Verità che sola può rendere la sua gioia piena (cfr Gv 15,9-11).

Non tutti i tempi hanno la stessa importanza, ma tutti sono tempi cristiani per la Chiesa e ce n’è uno che per noi supera ogni altro: il tempo nostro. Bello o brutto che sia, superficiale o complesso che lo si voglia chiamare, questo è il tempo che ci è stato dato e questo è il tempo da ascoltare e da leggere perché il nostro servizio non appaia inutile, se non dannoso. E quindi il nostro tempo… Senza troppi drammi è giusto riconoscere che alcune coordinate del nostro vivere stanno causando una certa apprensione nel nostro operare nel campo dell’educazione, apprensione che non dovrebbe bloccarci o renderci più ansiosi ma dovrebbe renderci ancora più vigilanti. Non è il caso di approfondire la lettura del nostro tempo che già è reperibile nella letteratura odierna, basti solo un sintetico elenco di alcuni nodi che rendono problematico il lavoro per l’educazione.

E’ percepibile negli educatori, a tutti i livelli, una sensazione di impotenza di fronte al compito che devono svolgere, sensazione causata soprattutto dalla complessità del tempo che viviamo e dal suo veloce cambiamento; tale sensazione di impotenza, non raramente, si tramuta in una sensazione di inutilità, che neutralizza la creatività e impone la sua logica della ricerca del minimo sufficiente per non arrendersi completamente.

Inoltre, la mera replica dei modelli educativi un tempo dati per certi appare decisamente insufficiente di fronte alle nuove domande che le giovani generazioni pongono al mondo adulto. In questo orizzonte spesso gli adulti, che per loro natura sono attori – più o meno istituzionali in base al ruolo che assumono-  dell’educazione, si sentono soli e vivono l’impossibilità di una condivisione del loro sforzo.

 Infine, i protagonisti non sprovveduti dell’azione educativa hanno ormai capito che di fronte alle nuove congiunture e alla vastità del problema non regge più l’idea di un monopolio nell’ambito pedagogico, ma diventano indispensabili il dialogo, il confronto o, addirittura, la collaborazione: “Siamo tutti interpellati dall’educare, siamo tutti coinvolti nell’educazione. E allora, proprio perché l’educazione nasce dall’incontro di soggetti liberi e si sviluppa nella relazione, credo che sia importante favorire il dialogo, l’incontro, la collaborazione. Tra noi, innanzi tutto, all’interno della nostra comunità ecclesiale, ma anche con i diversi soggetti educativi. Non lavoriamo per noi ma per tutti i fratelli, per i giovani, per le famiglie, per il bene della vita sociale”. (Mons.Gianni Ambrosio, Convegno pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio, Bellotta di Pontenure, 5-6 settembre 2008).

2. In queste parole del nostro Vescovo si colloca il senso dello strumento che presentiamo. Pur riconoscendo alle singole comunità la libertà e l’autonomia per quanto riguarda le scelte da adottare per far fronte all’esigenza educativa, ci è sembrato opportuno elaborare uno strumento che possa consentire alle parrocchie (o alle Unità Pastorali), qualora lo ritenessero opportuno, di impostare e realizzare nel modo più utile ed efficace possibile una collaborazione con altri soggetti educativi presenti nel nostro territorio.

La nostra tradizione ci consegna una viva e interessante fioritura di cooperative e associazioni che nel nostro territorio si dedicano professionalmente al servizio educativo; nel contempo, è giusto ricordare che alcune di queste realtà sono nate proprio in ambito ecclesiale. Ovviamente la storia di ognuna di queste realtà ha portato a delle scelte di autonomia nella progettazione e nelle proposte, ma questo non significa che non sia possibile una collaborazione proficua, pur nel rispetto delle reciproche differenze.

Già da tempo è stato avviato un interessante confronto tra Servizio diocesano per la pastorale giovanile, Associazione degli Oratori Piacentini (OP) e alcune organizzazioni (…………………………)Questo strumento, nato dal lavoro di confronto, si propone di individuare i punti di convergenza e le possibili vie per realizzare  una concreta alleanza educativa. La cura e la crescita delle giovani generazioni, la scelta inderogabile della promozione umana, l’apertura alla dimensione trascendente  insita in ogni persona, sono solamente alcuni dei punti di convergenza sui quali è possibile impostare una collaborazione chiara e precisa.

Come promotori di questa iniziativa siamo certi che la passione educativa e la tradizione, di cui può avvalersi la comunità ecclesiale, e la competenza professionale e la serietà delle organizzazioni che hanno condiviso questo sforzo possano portare ad un sevizio puntuale ed efficace a favore dei nostri giovani.

 

Da parte della comunità ecclesiale

Il coinvolgimento della comunità parrocchiale.

La proposta educativa di una comunità non è un fatto privato del parroco o di un gruppo di educatori, ma coinvolge tutta la comunità ecclesiale, quale soggetto principale dell’azione pastorale. Per questo motivo è indispensabile partire dal Consiglio pastorale parrocchiale, luogo nel quale dovrebbe essere individuata la motivazione di tutto il processo. La motivazione, diversa dall’obiettivo dell’azione, deve essere sentita, fatta propria e condivisa da tutta la comunità

Per realizzare questo primo obiettivo, potrebbero essere proposti: un confronto sul tema, l’incontro con un esperto, anche esterno alla comunità, una presentazione della situazione da parte di chi, in parrocchia, si sta eventualmente già occupando dell’educazione dei ragazzi e dei giovani.

E’ compito della comunità ecclesiale  scegliere lo strumento da adottare per affrontare il tema evidenziato. Nel caso che la scelta sia quella di avvalersi della collaborazione di una cooperativa, le vie da seguire possono essere due: quella della committenza, che consiste nell’incaricare la cooperativa di realizzare il progetto in base alle indicazioni ricevute dalla comunità; oppure quella della coprogettazione, che consiste in lavoro di progettazione comune tra comunità e cooperativa.

La via della Committenza

Committenza non significa delega, in quanto la comunità che decide di percorrere questa via è invitata a delineare precisamente, insieme alla cooperativa individuata, l’obiettivo del progetto, lasciando poi alla cooperativa stessa  la parte della progettazione, riservandosi la possibilità di una revisione e/o correzione prima dell’approvazione definitiva. La via della committenza richiede molta chiarezza da parte della comunità ecclesiale su ciò che si vuole chiedere alla cooperativa sociale. Inoltre, anche se si fa questa scelta, rimane il compito, da parte della comunità ecclesiale di monitorare e verificare l’andamento del progetto.

Coprogettazione.

La coprogettazione prevede la presenza e il coinvolgimento di entrambi i soggetti – la parrocchia e la Cooperativa da essa individuata – in tutte le fasi del lavoro, dalla individuazione degli obiettivi alla verifica conclusiva.

La coprogettazione potrebbe riguardare i seguenti aspetti:

  • obiettivo ultimo dell’azione ed eventuali obiettivi intermedi
  • attori (persone impegnate nel progetto)
  • tempi di realizzazione dell’azione
  • luoghi di realizzazione del progetto
  • metodi e strumenti da utilizzare
  • costi
  • verifica finale ed eventuali verifiche intermedie

Restituzione del progetto definitivo al Consiglio pastorale parrocchiale per l’approvazione.

Qualunque sia stata la scelta (Committenza o Coprogettazione) è opportuno, una volta definito il progetto, ritornare al Consiglio pastorale per l’approvazione definitiva. Non è solo una questione formale ma un passo in più per rendere più partecipata l’azione.

Lo strumento

I soggetti firmatari del presente documento costituiscono un gruppo a disposizione  delle realtà parrocchiali e delle cooperative sociali intenzionate ad avviare collaborazioni nel campo dell’educazione dei giovani. In particolare il gruppo  può:

  • supportare le fasi di co-progettazione e monitoraggio / valutazione delle esperienze;
  • fornire aiuto nella ricerca di finanziamenti;
  • supportare la ricerca e/o la costruzione di percorsi formativi mirati per gli educatori;
  • favorire lo scambio tra esperienze diverse.

 

OLTRE   SOC.   COOP   SOCIALE  A R. L.

29100 PIACENZA – Stradone Farnese, 17 – Tel/Fax  0523 305336 – E-MAIL oltrecoop@tiscali.it

“Oltre” è una Cooperativa Sociale che, dal 2001 impegna i propri educatori all’interno del sistema scolastico.

La strutturazione del tempo e degli interventi nell’arco degli anni è diventata sempre più precisa e così il monitoraggio per gli ingressi, soprattutto per i minori in carico ai Servizi Sociali  competenti. In questo modo si è arrivati a stipulare  una convenzione con il Comune di Piacenza (Settore Servizi Sociali) per la gestione di Centri Educativi situati all’interno di plessi scolastici.

Attualmente i centri educativi sono 5 situati all’interno di scuole medie (Mazzini–Alberoni –A. Frank (2 Centri) –I. Calvino), uno dei quali è rivolto ai ragazzi del biennio della scuola secondaria.

I destinatari diretti sono i minori (fascia 11–16 anni) che accedono ai centri sia privatamente che attraverso l’invio dei Servizi Sociali competenti.

Nel periodo estivo, la Cooperativa aderisce al progetto “Estate per tutti”, favorendo la continuità del percorso attraverso l’organizzazione del Centro Estivo.

Gli educatori si interfacciano con una pluralità di soggetti che rappresentano i nodi della rete sociale che costituiscono la società educante e principalmente, Scuola e Famiglia, considerati i destinatari indiretti del lavoro educativo.

Riconoscendo alla scuola un ruolo primario nell’agire educativo e l’importanza che ha nella formazione del singolo, riteniamo di non poterla lasciare “sola” nell’educazione delle nuove generazioni. In tal senso è importante un lavoro sinergico nel quale il nostro intervento fornisca supporto e sostegno fondamentali al fine di adempiere alle richieste di personalizzazione educativa.

Inoltre, noi partiamo dal presupposto che ogni famiglia potrebbe avere al suo interno delle potenzialità e delle risorse che dovrebbero essere ricercate ed attivate. In ogni situazione cerchiamo di strutturare una relazione collaborativa nell’ottica del benessere del minore che può presupporre diversi gradi di coinvolgimento.

Le nostre linee educative

Con il termine educare intendiamo accompagnare il ragazzo allo sviluppo di una maturità intellettuale e morale, attraverso un adattamento e uno sviluppo equilibrato del personale dominio cognitivo e del bene di sé. I principi morali e intellettuali che intendiamo promuovere sono validi sia per il singolo che per la società nel quale è inserito muovendoci in tal senso tra tradizione e innovazione, coinvolgendo diverse generazioni. La tradizione di cui parliamo fa riferimento al passato, all’importanza della trasmissione di principi normativi e regolativi che da sempre normalizzano la convivenza civile senza però tralasciare la cultura di riferimento attuale nel quale si trova a vivere il ragazzo. Il fine ultimo è la promozione di un possibile rapporto equilibrato fra l’ autorealizzazione e la realizzazione del bene comune.

Il nostro lavoro educativo è rappresentato primariamente da un’accoglienza incondizionata dell’altro e dalla libertà di espressione riconosciuta al singolo. Questi due aspetti fondamentali consentono l’instaurarsi di una relazione significativa, che risulta allo stesso tempo strumento e obiettivo del nostro agire educativo.

In seguito riteniamo importante poter definire e stabilire i confini e le norme regolative maggiormente funzionali all’integrazione sociale del ragazzo nel gruppo allargato, in un’ottica di promozione e sviluppo delle competenze personali.

La richiesta fatta ai ragazzi di rispettare le regole ha come fine ultimo quello di favorire lo sviluppo di un senso di responsabilità. In tal senso al ragazzo viene data fiducia, riposta nel passaggio dell’elaborazione autonoma della regola, permettendogli  di divenire portatore lui stesso di conoscenza.

 

COOPERATIVA SOCIALE “EUREKA”

Via Gervasi, 28 –Piacenza–Tel 0523/756677 –Fax 0523/462394 – mail:direzione@eurekacoop.it

Presidente: Emiliano Sampaolo   Direttore: Massimo Magnaschi

 

Eureka nasce nel luglio 1989, con il primo centro educativo, da un’esperienza concreta di comunità: un  bisogno raccolto tra la gente di un quartiere cittadino spinge un gruppo di giovani volontari della parrocchia a farsene carico , a farlo emergere con sempre maggior chiarezza , a farlo esprimere per poi farlo diventare proposta nuova, attiva , concreta , riconosciuta .

Eureka “nasce nell’esperienza” dell’Animazione e la sposa come idea di fondo : …”l’Animazione è una pratica sociale finalizzata alla presa di coscienza delle potenzialità represse o rimosse di individui, gruppi o comunità, ovvero al Cambiamento….” (Don Aldo Ellena)

La mission di Eureka è quella di promuovere l’interesse generale della comunità alla promozione umana e alla integrazione sociale dei cittadini orientandosi  in via prioritaria, ma non esclusiva, alla “domanda” dei bambini, dei ragazzi e dei giovani (0 – 18 anni) con particolare attenzione a coloro che manifestano stati di disagio o che comunque si trovano in situazioni a rischio.

  A tal fine la Cooperativa Eureka si propone nella comunità territoriale come soggetto interlocutore e risorsa cui attingere, sia promuovendo e gestendo progetti ed interventi mirati alla prevenzione del disagio e al sostegno dei minori nel loro percorso di  crescita, sia promuovendo iniziative formative e di sensibilizzazione intorno alle tematiche educative e preventive.

 

In Eureka oggi lavorano circa 100 persone tra animatori, educatori, psicologi, operatori sociali, occupati nei diversi progetti e servizi, sul territorio cittadino e della provincia.

Settori di intervento: Oggi Eureka individua nei settori di intervento i luoghi deputati alla progettazione, promozione e gestione di diverse tipologie di servizio ed intervento:

SETTORE CENTRI EDUCATIVI; SETTORE AGGREGAZIONE; SETTORE ANIMAZIONE; SETTORE SOSTEGNO EDUCATIVO; SETTORE PRIMA INFANZIA; SETTORE EDUCAZIONE AMBIENTALE; SETTORE INFORMAZIONE E FORMAZIONE.

 

L’Arco – società cooperativa sociale a r.l.

Sede sociale: via Torta 29 – 29100 Piacenza

Tel. 0523.315953 e 348.6015209 – FAX 0523.319421 –

E.mail : coop_arco@hotmail.com

P.IVA e Reg. Imp. PC 01165380336   R.E.A. 131766 –

iscrizione Albo cooperative Ministero Attività Produttive n. A127308

 

Cooperativa Sociale

Ricerche, progetti e servizi  socio-educativi e di animazione  a favore di minori,  giovani e comunità locali

             La Cooperativa Sociale L’Arco nasce nel 1995, fondata da un gruppo di Animatori ed Educatori già con diversi anni di esperienza in campo educativo,

                 Le idee chiave sono l’approccio alla educazione come processo liberante e non costrittivo e l’importanza della comunità come risorsa da attivare in ogni percorso di tipo educativo.

Riconosciamo nel disagio, specialmente in adolescenza, una richiesta di aiuto da decodificare. I giovani hanno spesso la necessità di essere aiutati ad esprimere, raccontare i loro bisogni e la loro storia personale. Una eccessiva tendenza a procedere per categorie, un ridurre la persona al “problema” che porta rischia, secondo un meccanismo di etichettamento, di rinforzare la “patologia”.

Crediamo quindi al superamento del concetto di prevenzione come approccio ad alcune categorie di “malati”, per giungere all’idea di promozione del ben-essere della persona.

 

Concretamente sperimentiamo in questi anni i centri di aggregazione per minori e giovani (6 – 18 anni e oltre), nei quali gli eventuali ragazzi “problematici” possono trovare non solo figure positive negli educatori, ma anche nei coetanei attraverso l’esperienza del confronto, dello scambio, della convivenza; centri di aggregazione intesi come luoghi aperti alla comunità, con attività aperte a chiunque voglia avvicinarsi, strutture di facile accesso, orari elastici, coinvolgimento di istituzioni, gruppi formali e non.

Uno sviluppo è quello dei progetti di “animazione di strada”, ovvero una ulteriore evoluzione dell’idea di apertura di queste esperienze: questo prevede che l’educatore “esca” dalle strutture e “vada verso” i ragazzi per proporsi come modello significativo nei luoghi di aggregazione naturali dei preadolescenti, adolescenti e giovani.

Tra i numerosi progetti realizzati dall’Arco in genere su incarico dei Comuni e della AUSL, le più significative collaborazioni con realtà ecclesiali in questi anni sono state:

- dal 1995 a tutt’oggi, un centro educativo (con centro estivo) per minori della fascia di età 6 – 18 anni a Lugagnano val d’Arda, commissionato dal Comune e dalla AUSL e in collaborazione con l’ Istituto Figlie di Marie Ausiliatrice e con la Parrocchia;

- dal 1996 e fino alla permanenza sul territorio della congregazione, un centro di aggregazione (con centro estivo) per minori della fascia di età 6 – 16 anni a Carpaneto Piacentino in collaborazione con l’ Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice, su incarico del Comune e della AUSL;

- tra il 2000 e il 2008 una attività di animazione (oltre al centro estivo) all’interno dell’Oratorio Parrocchiale di Roveleto di Cadeo nell’ambito del progetto Centro Giovanile (per minori 6 – 18 anni)  commissionato dal Comune e dalla AUSL;

 

- negli anni compresi tra il 1996 e il 2008 un centro educativo per minori della fascia di età 6-18 anni a Castell’Arquato commissionato dal Comune e in collaborazione con la Parrocchia.

 

ASSOCIAZIONE “LA RICERCA” ONLUS

SERVIZIO PREVENZIONE – Stradone Farnese, 96 -  Pc     Telefono 0523-338710 –Responsabile di Servizio – Anna Papagni

 

CHI SIAMO 

L’Associazione “La Ricerca” Onlus dal 1980 persegue in modo esclusivo finalità di solidarietà sociale e, ispirandosi ai principi evangelici/cristiani, valorizza l’integrità della persona, il rispetto dei suoi valori di interrelazione con gli altri, con particolare attenzione alle situazioni di disagio sociale. 

L’Associazione, nell’intento di ampliare le iniziative di prevenzione del disagio giovanile, ha strutturato, un’équipe multidisciplinare che promuove sul territorio un orientamento alla prevenzione attraverso azioni di consulenza, formazione ed attività educative. Educatori, psicologi, laureati in scienze dell’educazione, laureati in scienze della comunicazione, animatori e formatori operano su diversi ambiti incontrando i giovani e i loro adulti di riferimento.

GLI OBIETTIVI     

 Obiettivo principale è quello di riportare al centro delle diverse azioni che vengono promosse, la relazione educativa, riconoscendo come preminente e come risorsa, il ruolo della famiglia.  Si intende diffondere una cultura volta a formare e ad orientare i giovani verso un’ idea di ben-essere che non preveda il ricorso a sostanze psicoattive per comunicare meglio, per divertirsi, per affrontare i problemi, per vivere.  Operando sul disagio per diversi anni, siamo giunti alla consapevolezza che occorre promuovere l’agio, sviluppando un approccio preventivo tendente a rendere i partecipanti ai nostri progetti, soggetti attivi con la loro storia, i loro vissuti, i loro saperi. 

DESTINATARI  

 I destinatari delle nostre azioni sono preadolescenti, adolescenti, ed adulti di riferimento dei giovani (famiglie, insegnanti, educatori, allenatori, parroci, ecc…)

ESPERIENZE    

Concretamente operiamo su tre grandi ambiti:

1.   La Formazione   L’équipe del Servizio Prevenzione ha elaborato una serie di progetti rivolti a tutti coloro che svolgono un ruolo attivo nella formazione dei giovani. L’intento è quello di supportare e sostenere queste figure al fine di valorizzare e potenziare le loro risorse. Gli incontri sono finalizzati alla promozione di una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e all’acquisizione di strumenti adeguati, attraverso esperienze guidate che coinvolgono in modo attivo i partecipanti e predispongono al cambiamento.

Inoltre, vengono progettate e realizzate azioni direttamente rivolte ai ragazzi. 

I contesti dove più frequentemente operiamo sono:

LA SCUOLA: Proposte formative per scuole medie inferiori e superiori rivolti a insegnanti, (prg. “Dal confronto al dialogo”),  genitori (Famiglie in dialogo” “Non più piccolo, non ancora grande, “Un pianeta in movimento”), studenti (“Mediamente” e “Giovani in…formazione”)

LE PARROCCHIE: Percorsi formativi per educatori, Percorsi tematici per giovani, Percorsi per famiglie, Percorsi per sacerdoti referenti di gruppi giovanili

2.  L’ Educazione  Sul territorio il Servizio Prevenzione dell’Associazione “La Ricerca” è presente con Centri Educativi, Centri Aggregativi, Centri estivi e percorsi di interculturalità rivolti a bambini e ragazzi.

Il centro educativo prevede il supporto nell’attività scolastica, ma anche, e soprattutto, occasioni di animazione, socializzazione e condivisione finalizzate allo sviluppo dei fattori protettivi ed al superamento dei disagi individuali che i ragazzi portano nel gruppo.

Il centro di aggregazione vuole essere uno spazio dove i preadolescenti e gli adolescenti possano socializzare tra loro, sentirsi ascoltati da adulti di riferimento e sentirsi responsabili e valorizzati all’interno della comunità, nel rispetto e nella condivisione dei loro linguaggi.

3.  La Consulenza   Gli interventi di consulenza si articolano attraverso la gestione di uno sportello di ascolto specificatamente rivolto alla problematica dell’utilizzo di sostanze stupefacenti (PAD: Punto Ascolto Dipendenze), ubicato nella sede principale della nostra Associazione, e attraverso una serie di sportelli di ascolto attivati nelle scuole superiori si Piacenza (P.A.C. Punto di Ascolto e Consulenza).

Un gruppo di consulenti è disponibile ad incontrare chiunque soffra una situazione di difficoltà relazionale, emotiva e sociale, oltre ad accogliere persone con problematiche  di dipendenza da sostanze. Siamo anche disponibili per coloro che, per il proprio ruolo educativo, si interrogano su come interpretare il linguaggio dei giovani.  

Il nostro fare educazione a che fare con:

  • Riattribuire responsabilità educative ai diversi attori
  • Sviluppare partecipazione e condivisione attraverso la costruzione di un sentire comune
  • Intervenire sulle rappresentazioni intergenerazionali
  • Favorire cambiamenti nelle relazioni educative
  • Intervenire su competenze di base ( educazione alla salute)
  • Costruire legami e stili di vita significativi.

La prevenzione ha per noi, l’importante obiettivo di smontare i pregiudizi e le rappresentazioni stereotipate sui ragazzi, per restituire una immagine più realistica dei giovani e delle loro risorse e potenzialità. Riteniamo,  infatti, che gli interventi educativi e preventivi siano realmente efficaci se possono modificare lo sguardo che gli adulti hanno sui giovani. 

Crediamo nella partecipazione convinti che il suo opposto sia la “noia”, il vuoto.

Riteniamo che solo facendo crescere una cultura orientata verso il concetto di prevenzione partecipata,  si possa restituire alla comunità e alle reti sociali un ruolo determinante nella prevenzione del disagio.

Pensiamo e lavoriamo nell’ottica di una Progettazione partecipata per combattere il processo di delega, per passare alla costruzione di legami, per condividere la lettura di problemi e bisogni, per costruire un sapere condiviso in campo educativo e comunicarlo.

STILE EDUCATIVO DI RIFERIMENTO  Negli anni per l’Associazione è rimasto costante il contenuto della prevenzione come intervento educativo basato sullo stile tratto dal metodo di “Progetto Uomo”(un programma di recupero per tossicodipendenti). Rispetto, ascolto e accoglienza delle storie di vita, senza giudizio, ridando ad ognuno la responsabilità della propria crescita, credendo che ogni esperienza educativa è prima di tutto esperienza di fiducia in sé e nell’altro.      

Questa proposta, che nel tempo è stato applicata al lavoro educativo nei contesti formali e informali di crescita, si è intrecciata ed arricchita incontrandosi con i diversi modelli teorici di prevenzione.

Oggi il nostro assunto di base ed il nostro punto fermo è che fare prevenzione non è solo prevenire l’uso di sostanze, ma è anche accompagnamento e sostegno educativo per accrescere i fattori protettivi e per accompagnare nelle situazioni di fragilità. Si vuole combattere la percezione di un “vuoto di senso”,  accompagnando le persone ad elaborare un significato a ciò che accade nella vita, tenendo presenti due variabili fondamentali: i sistemi valoriali ed i vissuti individuali da rispettare e confrontare, perché ogni esperienza diventi occasione di apprendimento.

 

SCARICA LE SCHEDE IN  pdf

Chiesa-coop_strumento di lavoro

SCHEDA   OLTRE

SCHEDA   LA RICERCA

SCHEDA    ARCO

  SCHEDA  EUREKA